Ritorno a Guantanamo Bay

Le promesse non mantenute da Obama cominciano a impilarsi l’una sull’altra. Perché contro nemici determinati e crudeli come i rivoluzionari islamisti in tutto il mondo, da Guantanamo a Kabul, il piano non può essere molto diverso da quello del predecessore George W. Bush. A febbraio il presidente americano ha rinunciato su consiglio dei suoi generali alla promessa elettorale di ritirare una brigata al mese dall’Iraq.
17 MAG 09
Ultimo aggiornamento: 12:42 | 18 AGO 20
Immagine di Ritorno a Guantanamo Bay
E poi ha nominato comandante della guerra americana in Afghanistan il generale delle “operazioni nere” delle truppe speciali Stanley McChrystal, una creatura bellica dell’era Rumsfeld. Venerdì, infine, ha annunciato la decisione di riaprire i tribunali militari creati da Bush, contro cui lui stesso si era scagliato in passato. Obama ha confermato che le corti saranno riaperte, ma ci ha tenuto a sottolineare che le regole che disciplinano i processi saranno cambiate, per offrire maggiori garanzie ai detenuti. E’ “il modo migliore di proteggere il nostro paese”, ha detto. O forse, come sapeva anche l’Amministrazione precedente, è il modo peggiore a eccezione di tutti gli altri.
Le associazioni per i diritti umani si sono già svegliate: con i tribunali militari – dicono – torna la puzza di Guantanamo. Per una volta i nemici dell’America dimostrano più chiarezza strategica. Come ha detto uno dei capi dei talebani pachistani: “Prima c’era un culo bianco, poi è arrivato un culo nero, ma aspettarsi qualcosa di buono dal loro fronte è contrario al nostro credo”.